Cabo Pulmo….non tutto è perduto

Era da un pò di tempo che volevo scrivere un nuovo post, il tempo è spesso poco, ma ero assolutamente sicuro su cosa raccontarvi: la storia di uno dei piú riusciti esperimenti di ecoturismo del mondo.

Siamo nella Bassa California, posto in cui vivo e che amo, penisola della costa occidentale del Nord America divisa tra Messico e Stati Uniti. Qui i ricercatori hanno accertato la straordinaria riuscita del progetto del Parco Nazionale di Cabo Pulmo, a vent’anni dalla sua creazione.

La storia di Cabo Pulmo è esemplare per due degli aspetti indispensabili al successo ambientale di un parco nazionale: l’istituzione di tutele rigide e la collaborazione con le comunità locali. I dati sulla storia del Parco, raccolti dall’Istituto oceanografico Scripps dell’università di San Diego e pubblicati sulla rivista della Public Library of Science, dimostrano, senza ombra di dubbio, che è possibile recuperare anche le zone più degradate dal punto di vista ambientale.

E pensare che a metà degli anni Novanta, quando furono avviate le procedure per la creazione del Parco, furono proprio gli esperti a mettere in dubbio che ne valesse la pena.

Nel 1999 infatti, come riporta il ricercatore E. Ezcurra, c’erano soltanto pesci di piccole e medie dimensioni, ma adesso è pieno di specie diverse, compresi i grandi predatori e la barriera corallina è rinata. La zona, considerata tra le più danneggiate del Messico, è ritornata a livelli di conservazione simili a quelli delle aree in cui non c’è mai stata attività umana. Ma in questa impresa l’aiuto delle comunità locali è stato indispensabile. La riserva di Cabo Pulmo è molto vasta, 71 chilometri quadrati, e senza la collaborazione di chi vive nella zona non sarebbe stata possibile una sorveglianza efficace. Inoltre, al momento della creazione del Parco, furono proprio gli abitanti a richiedere  il divieto assoluto di pesca, perchè si erano resi conto che ormai nel loro mare non c’era più vita.

Tra i motivi degli ottimi risultati, vi è la protezione delle zone in cui si riproducono i grandi predatori. Questo è un aspetto importante che sottolinea una volta di più l’importanza della salvaguardia di tutte le specie animali per mantenere l’equilibrio. I ricercatori californiani ritengono infatti che la ricomparsa degli squali nella zona è il fattore determinante per la rinascita di tutte le specie della scogliera, sia animali che vegetali. Ma niente sarebbe accaduto se ex pescatori, istruttori sub, e la comunità intera non avessero creduto che avrebbero potuto guadagnare dal Parco quanto e più che dalla pesca. Tra i risultati dello studio c’è infatti anche la prova che il livello generale di benessere della zona è aumentato e che i benefici economici derivati dall’ecoturismo sono maggiori e più stabili dello sfruttamento intensivo per la pesca.

Ad oggi la biodiversità del Parco è aumentata di quasi il 500%, e l’esperimento ecologico ha creato ricchezza, ricevendo visitatori da tutto il mondo. I turisti visitano Cabo Pulmo per la bellezza e la straordinaria ricchezza della vita marina che sott’acqua ti avvolge come per magia.. E quando esci dall’acqua e vedi il sole intenso che ti illumina, ti viene da pensare che non tutto è perduto… e che forse ce la possiamo fare a proteggere, risanare e valorizzare una parte del mondo in cui viviamo.

Adriano Ceccarelli
Adriano Ceccarelli

“Vivo in Bassa California, accendo il mio Toyota ed insieme ai miei cani, cerco paradisi nascosti”

Adriano Ceccarelli , vive a La Paz in Bassa California Sur, ha fondato Timeless Baja una compagnia di viaggi in avventura attiva su tutto il territorio della Baja California Peninsula

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