La mia personalissima Bassa California

La mia personalissima Baja California del Sur

Di Sara Bertero

Rosso, Giallo, Verde e Azzurro.

Rosso come la terra che spunta dai monti avvolgendo lo sguardo quando ti incanti ad osservare tutto ciò che hai intorno.

Giallo come i ciuffi d’erba che ti sorprendono spuntando dove meno te lo aspetti.

Verde come i cactus e i cespugli che non puoi fare a meno di ammirare per la forza vitale e il coraggio che hanno di spuntare in pezzi di mondo inospitali.

Azzurro come il mare che rapisce il tuo sguardo e ti chiede insistentemente attenzione con le sue mille sfumature.

Azzurro come il cielo che occupa metà del campo visivo senza chiedere il permesso.

Azzurro come gli occhi di Adriano.

Adriano parla spagnolo e inglese. E romano. Anzi lui parla spagnolo e inglese con accento romano.

Ha mille aneddoti e li snocciola mentre i chilometri vengono macinati dalla macchina rossa e polverosa come la terra che attraversiamo. Racconti di persone conosciute in viaggio, aneddoti di una vita fa, in un altro continente, in un altro tempo. Poi si interrompe prende la radio e con un’immancabile accento romano inizia a parlare inglese ” se vi va possiamo fare un fuori programma e visitare una spiaggia molto bella. Che dite?”. Si gira e ti rimmerge in qualche esilarante storia di amici a cui accadono cose improbabili.

Dal finestrino il paesaggio cambia. I monti fanno posto alle pianure ma rimangono lì a scrutarli da lontano e piano piano si aprono come la tenda di un palcoscenico per lasciare che il mare diventi protagonista.

Il sole è lì alto che dirige, come un direttore d’orchestra, la sinfonia di colori che si danno il cambio.

Verde, Giallo, Azzurro e Rosso.

Le storie lasciano spazio al silenzio, alla meraviglia del posto. La mente divaga, fa un giro fra i colori e poi ritorna.

La musica fa da sottofondo e non ci abbandona mai. “Per me la musica è una compagna di viaggio indispensabile” dice Adriano. O come lo definisce Gil «il nazista della musica». Forse poi così nazista non è, quello che volevo ascoltare sono sempre riuscita a metterlo.

I chilometri passano lisci sotto le nostre ruote e io non mi stancherei mai del paesaggio che mi riempie gli occhi con la sua imponente e allo stesso tempo umile bellezza. Adriano mi avverte “Ora per un po’ il paesaggio è sempre uguale, ma poi tra un po’ cambia, tranquilla!”. Com’è o come non è io non riesco a distogliere lo sguardo dal finestrino. All’improvviso, non so bene come, sono di nuovo dentro ad un’altra storia. Ma questa volta sono io a parlare. Mi sorprendo a raccontarmi. Proprio come i cactus mostro la parte morbida che sta sotto le lunghe spine.

Giallo, Azzurro, Rosso e Verde.

Azzurro come il miracolo. La pioggia. “Mai visto una cosa del genere in Baja”. Mi fido Adriano. Ma soprattutto confido. Nel sole. Ma per tutto c’è una ragione. E la pioggia fa accadere meraviglie: trasforma il deserto in una distesa di fiori gialli. Ed improvvisamente ci viene mostrata un’altra faccia di questa terra delle meraviglie. Accidente Baja, mi hai di nuovo stupito!

Giallo, Azzurro, Rosso e Verde.

Spesso con Adriano ci siamo detti che l’uomo merita l’estinzione per svariate ragioni su cui entrambi eravamo d’accordo.

Toccare una balena è qualcosa di incredibile e indescrivibile. L’emozione sovrasta qualunque altro pensiero, finché, senza neanche sapere come, ci si ritrova commossi. Commossi per la fiducia che questi giganti buoni hanno nell’uomo. Si fanno desiderare e incuriosiscono spuntando lontane dalle barche, qua e là, spruzzando acqua e facendo emergere parzialmente la coda. Poi all’improvviso nuotano sotto la barca e finalmente spuntano e si lasciano toccare.

Avviene la magia.

La pelle non è come si immagina, è morbida e resistente. Giocano con l’uomo e non è così difficile incrociare i loro sguardi. Spuntando con il muso e i loro occhi puntano fissi i tuoi.

E allora penso che se le balene si possono fidare dell’uomo, forse allora lo possiamo fare anche noi.

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Azzurro, Rosso, Verde e Giallo.

La strada corre veloce in salita e in discesa, tra rocce e voragini, polvere e fango, sabbia e sterrati. Distese di cactus a perdita d’occhio, montagne colorate da strati di quarzo verde e azzurro e roccia rossa, oceano che invade e meraviglia e che si tinge di tutte le gradazioni di blu e azzurro quando è illuminato dal sole. Così limpido e trasparente, così freddo e agitato.

Cacucci parla della Baja California come una terra di esiliati, che accoglie chi fugge, chi vuole cambiare vita, chi vuole ricominciare, chi non vuole più farsi trovare.

I racconti di Adriano me lo confermano. Mentre scendiamo da La Paz verso la Sierra, lungo la strada che come un serpente arido e roccioso si arrampica strisciando lungo i monti che riflettono il colore del quarzo per poi riscendere impetuoso e tuffarsi in una distesa verde di cactus, le storie di matti che hanno scelto questo posto come la prorpia casa si alternano veloci. Persone che si sono innamorate di questa distesa di terra, la penisola più lunga del mondo incorniciata dall’Oceano Pacifico, così desolata e deserta che sembra non poter offrire niente eppure così ricolma, in un certo modo, di quel tutto che si cerca.

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Racconti di storie tragiche, comiche e assurde di chi si è lasciato tutto alle spalle per rinascere in una terra dal passato antico e piccante, impastato di pirati e tesori sepolti, gesuiti e missioni abbandonate, indios e viaggiatori perduti.

Adriano conclude ogni racconti dicendo che sono tutti un po’ matti. Io non lo so se sono davvero matti. Vero è che un po’ di follia ci deve essere. Ma immagino anche coraggio e forse un pizzico di incoscienza.

Chissà se tutti questi “matti” riescono a chiamare casa quest’infinita distesa di chilometri fatta di cactus, polvere, deserto, tequila, “¿no sabes que pasò?”, saline violacee, sorrisi appena accennati e sguardi insondabili sotto cappelli da cow boy, gentilezze inaspettate e sconosciuti abbracci dal sapore familiare, cani che rosicchiano le ossa in mezzo alla strada senza occuparsi minimamente delle auto che passano sfiorandoli, cartelli stradali incomprensibili, ritmi lenti e scanditi dalla natura. Forse è la strana sensazione che non ti fa sentire né in una penisola né in un continente ma in una continua terra di frontiera. O se forse hanno trovato semplicemente quello che cercavano.

Io, in questo viaggio l’ho trovato.

Grazie Baja California del Sur!

Con tutta la mia gratitudine.

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Sara Bertero

Fotografa, Viaggiatrice ed amante della vita

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