Mi chiamo Elena Tamburin, sono italiana e sono una studentessa di dottorato. Per tutti quelli che non sanno cosa fa uno studente di dottorato: siamo ricercatori. Significa che cerchiamo di rispondere a domande scientifiche con ricerche ed esperimenti. I miei amici, molto romanticamente, dicono che sto cercando di risolvere i misteri del mondo naturale, che è molto poetico ma non è esattamente vero.

Essere uno studente di dottorato significa che prendi coscienza di problematiche o formuli un quesito scientifico. Quindi inizi a pensare a un’ipotesi basata su queste problematiche o che potrebbe rispondere alle tue domande. Successivamente metti alla prova la tua ipotesi con diversi esperimenti e raccolta di dati scientifici cercando di generare una teoria che possa spiegare i tuoi risultati. Cerchi quindi di generare più informazioni per risolvere il problema iniziale o rispondere alla tua domanda iniziale. Questo di solito accade solo in parte perché nella scienza, quando pensi di avere la risposta definitiva, ti rendi conto di poter aggiunger un’informazione molto piccola, ma nel frattempo hai generato un altro milione di domande in piú, che sará necessario esplorare. Per questo motivo, molte persone considerano la scienza inutile, ma come una diceva Margarita Hack, questo è il motore dell’innovazione, in questo modo ci rendiamo conto che abbiamo bisogno di scoprire ancora moltissime cose e ci spinge a essere sempre più curiosi…. ed è anche la parte divertente del lavoro.

 

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Tartaruga marina incontrata tra le reti e liberata

 

Ad ogni modo, adesso sono una biologa marina e sto sviluppando le mie ricerche con gli squali baby qui in Baja California Sur. Probabilmente vi state chiedendo perché squali e perché Baja  California?

Questa parte della mia storia è piuttosto curiosa e divertente perché sono nata a Torino (Italia), dove ci sono solo montagne!!Quindi, come sono arrivata a La Paz con gli squali? Allora, come la maggior parte delle persone ho visto il film Squalo di Spielberg quando avevo 10 anni. Come risultato rimasi traumatizzata e terrorizzata che nel mare potessero esistere animali come quegli squali. Tuttavia sono sempre stata una bambina curiosa e intelligente, così ad un certo punto ho deciso che non potevo essere spaventato da qualcosa che non conoscevo… ed iniziai a leggere, cercare informazioni e guardare documentari sugli squali.

Con il tempo, diventai un grande fan di questi animali ed inizia ad amarli, decidendo che nel mio futuro sarei diventata una biologa di squali, in particolare studiosa dello squalo bianco. Quindi, letteralmente, sto vivendo il mio sogno d’infanzia. Infatti una cara amica mi ricorda sempre che la prima volta che ci siamo conosciute al liceo mi presentai cosi: “Ciao, sono Elena e da grande faro la biologa di squali” e letteralmente lo sono diventata!

Ma perché la Baja California?

Mi sono laureata in Scienze Biologiche a Torino, poi la specialistica in Biologia Marina ad Ancona e lì ho vinto una borsa di studio per 6 mesi e ho iniziato a cercare un centro di ricerca che potesse ospitarmi. Il Centro Interdisciplinario di Ciencias Marinas (CICIMAR) di La Paz mi ha accettato, così giunsi in Baja California circa 4 anni fa. All’ inizio ho trascorso 6 mesi lavorando in diversi campi di pesca artigianali per raccogliere campioni di tessuti provenienti da squali. In quel momento, volevo migliorare le mie capacità di lavorare sul campo, facendo qualcosa di pratico con questi animali, che in Italia non potevo fare.

Chiesi al mio professore-supervisore di darmi tutte la possibilità di rimanere sul campo con gli squali e lui mantenne la promessa: mi mandò nei luoghi più dispersi, remoti e selvaggi della Baja per lavorare e vivere con pescatori artigianali. All’inizio non fu facile difficile: molte volte ero senza acqua per fare la doccia o senza elettricità. Dovevo imparare a guidare fuori da strade nel mezzo del deserto e guidare un panga. Ho dovuto imparare tutto sulla pesca artigianale e andare a pescare con i pescatori, lavorando come uno di loro in modo da poter raccogliere campioni.

 

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Campione sangue di squalo raccolto in campo pesquero

 

Ma durante questo periodo, iniziai ad amare il paesaggio selvaggio della Baja, le sue strade nel deserto che ti danno una libertà che non hai mai provato. Iniziai ad amare passare tutto il giorno in mare, guardandoti intorno vedendo solo l’oceano Pacifico … che molte volte ti fa regali meravigli come le balene che si avvicinano al panga, i delfini che seguono la barca, i leoni marini che aspettano che cada qualche pesce e gli squali che saltano all’ orizzonte.

Piu tempo trascorrevo in quei remoti campi di pesca e piu qualcosa in me cambiava…e non ero preparata per quello che è successo: mi sono innamorata.

 

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Oceano Pacifico

 

Mi sono innamorata della Baja California, della sua gente, dei suoi posti e del nuovo modo di fare il mio lavoro. Mi sono innamorata delle stelle che puoi vedere nel cielo di Baja nella notte, della la Via Lattea, dello scalare una collina nel deserto e vedere l’oceano dall’altra parte e dello skyline al tramonto con il cielo che sembra essere in fiamme.

Vivere con i pescatori mi ha permesso anche di pensare al mio proprio quesito scientifico e ho iniziato a pensare a un progetto di ricerca, che poi e’ diventata la mia attuale ricerca. Ho pianificato il progetto, l’ipotesi da testare e l’ho difeso per entrare nel programma di dottorato … L’ho letteralmente sognato.

Per molte persone questo è strano, perché il progetto di dottorato è solo un progetto di ricerca, cioè qualcosa che ti permette di ottenere un lavoro e dei soldi per vivere bene la tua vita … ma per me e alcune altre persone non funziona in questo modo. Il mio progetto di ricerca non è solo un lavoro o una carriera accademica … questo è il sogno della mia vita, quello che sognavo di fare da quando ero bambina … Ho sognato di diventare una biologa marina e di studiare gli squali bianchi … e io ho la fortuna di vivere il mio sogno. In questo momento, ho vissuto a Baja negli ultimi 4 anni e il mio cuore è ancora innamorato di questa terra e della sua gente.

 

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Uscita di pesca all’alba nell’Oceano Pacifico

 

Posso vivere questo sogno in uno dei posti più belli del pianeta, posto che ha catturato il mio cuore con la sua selvaggia bellezza, con la sensazione di libertà che i suoi angoli più segreti mi regalano, con il suo territorio rude che mi insegna sempre qualcosa di nuovo e mi permette di scoprire qualcosa di nuovo su di me e con il calore e l’amore di tutta la sua gente … Loro mi hanno dato così tanto che non posso esprimere la mia gratidutine. In tutti i campi di pesca e luoghi che ho visitato mi hanno ospitano, mi hanno accettano nella loro comunità e mi hanno aiutano nel mio lavoro … mi hanno nutrito, mi hanno appoggiato nei momenti difficili e molti di loro sono diventati miei amici …

Non è stato facile attraversare l’oceano per seguire e vivere il mio sogno, ma so che ho fatto la scelta giusta … e se vuoi la possibilità di sperimentare la bellezza selvaggia e aspra del luogo in cui il deserto si unisce all’Oceano Pacifico devi darti l’occasione di visitare la Baja California … .

Credimi, secondo me ti innamori anche tu …

 

 

Elena Tamburin
e.tamburin@timelessbaja.com

 

PLAYA DE LOS DOS MARICONES (Y DEL PINCHE PERRO)

Lupo è tutto infangato.
Tranquillo.

Lui, bellissimo cane bianco, è ridotto a un grumo marrone.
E mi guarda sereno.
La macchina pure è nel fango.
Ha fatto plof ed è finita in una sorta di valle del mistero fangoso. Tutto attorno è terreno duro ma lì, due metri dopo, una pozza invisibile di fango maledetto.

Adriano voleva fare una foto al suo fuoristrada sulla punta di questa spiaggia sconosciuta, all’interno (molto all’interno) di Bahia Magdalena, a metà strada tra Adolfo Lopez Mateos e Puerto San Carlos, Baja California Sur, Messico.
Si rende subito conto che siamo nei casini, ma io, misteriosamente, sono tranquillo.
Ho l’aereo tra due giorni, alla disperata faccio 20 km a piedi e torno a Adolfo Lopez Mateos per chiedere aiuto.
Scaviamo, mettiamo pietre, legno sotto le ruote. Adriano prova la tecnica del trave legato al mozzo della ruota. Tutto inutile, si infanga sempre di più.
«Se alle tre non siamo fuori chiamiamo aiuto» mi dice.
Magia della buona sorte i telefoni prendono.
Alle tre non siamo fuori e iniziamo a chiamare.

Chiamo il mio amico tassista di La Paz e Mel mi da un contatto a Puerto San Carlos, ma non risponde.
Allora chiamiamo i lancheros di Aquendi, una compagnia di barcaioli di Adolfo Lopez Mateos che ci danno un altro numero.

Spieghiamo dove siamo e mandiamo il punto GPS al numero di cellulare indicatoci. «Ok, conosco la zona come le mie tasche» ci risponde l’uomo all’altro capo del telefono.
«En que playa son?» ci domanda. In quale spiaggia siete.
Gli diciamo che la spiaggia è sconosciuta perché non è nelle mappe.
«Imposible, yo conozco todo aqui». Impossibile, conosco tutto qui.
«Guarda il punto GPS che ti abbiamo mandato sul cellulare».
«Ok, ho capito dove siete».
Mettendo il punto su google maps, in poco ci raggiungeranno e ci tireranno fuori, penso io. Ci vorrà meno di un’ora da Adolfo Lopez Mateos.

 

 «Se vengono con un pick up col cazzo che usciamo!» sottolinea Adriano.
Dopo un paio d’ore e un paio di chiamate il tizio dice di non riuscire a trovarci, che alcuni altri locali però hanno visto passare una Jeep, per cui di sicuro siamo noi e siamo in una playa conosciuta che raggiungerà molto presto, ci tranquillizza.
«Impossibile» rispondiamo, da quando abbiamo lasciato Adolfo Lopez Mateos non abbiamo incontrato nessuno.
«Ok fate un fuoco» ci dice «mi guiderà il fumo».
«Ma hai il punto GPS che ci hai chiesto, mettilo nel tuo navigatore».
«Ok.»

Siamo su una spiaggia sconosciuta della laguna delle mangrovie che si affaccia per qualche centinaio di chilometri sulla Bahia dove ogni anno, da Gennaio a fine Marzo, arrivano le balene grigie.
«Allora sei riuscito a mettere il GPS?», chiediamo alla telefonata successiva.
«Non vedo il fumo, sono vicino però.»
Facciamo un altro fuoco.
Bruciamo l’imbruciabile, ma il forte vento spinge il poco fumo rasoterra.

Sforzo inutile.
Passano le ore. E’ febbraio. Non sarà una notte calda.
Prepariamo le tende.
E’ buio quando finalmente arriva un pick up, con due messicani a bordo.

Uno è il genio che ci ha chiesto il punto GPS. Gli vogliamo bene, ma non ricordiamo il suo nome. Adriano lo ha salvato nella rubrica con un altro nome irriferibile, acronimo DP.
Guardo Adriano, capisco il suo sguardo. «Per tirarvi fuori ci vuole un Hummer».
Al primo tentativo la corda portata dai nostri soccorritori si spezza, troppo sottile.
La raddoppiano, triplicano, quadruplicano. Il pick up deve avvicinarsi.

Al secondo tentativo si spacca tutta la corda e il pick up quasi non esce dal fango.
Il nostro soccorritore sorridendo ci dice che non era mai stato in questo posto, nonostante per tutta la vita abbia percorso in lungo e in largo la zona delle mangrovie.
«Es la playa de los dos maricones», scherzo io. «E’ la spiaggia dei due omosessuali», perché questo dobbiamo sembrare ai nostri soccorritori, persi in un luogo così isolato, fuori dal mondo (Maricon in realtà è un insulto molto pesante qui, ma se utilizzato in modo scherzoso è accettabile).

«Y del pinche perro» aggiunge Adriano. «Del dannato cane». Pinche è una altra parolaccia che letteralmente significa sguattero, ma nello spagnolo messicano equivale a maldito. E’ utilizzato in maniera diffusissima come rafforzativo di insulto. Se volete insultare una persona fortemente, usate un appellativo poco carino e dategli grinta con pinche. Es.: Pinche ratero! Maledetto ladro! Il top si raggiunge con pinche pendejo, ma qui inizierebbe una divagazione interminabile, per cui torniamo a noi.
«Es la playa de los dos maricones y del pinche perro».
Sorridono.

Adriano, ingenuamente, chiede a DP perché ci hanno messo tanto ad arrivare se aveva il punto GPS.
L’uomo confessa di non avere il suddetto strumento tecnologico. Ci mostra il suo cellulare, un vecchio modello senza internet. Solo chiamate, ci dice sorridendo.
Ci guardiamo con Adriano, impossibile incazzarsi, siamo in Messico, profondo Messico.
Ci spiega che il numero al quale abbiamo mandato il GPS è lo smartphone di sua figlia, che gli ha fatto vedere su google maps la posizione.
Lui, sicuro di aver capito dove eravamo, è partito, per poi rendersi conto che non aveva idea di dove fossimo.

 

Siamo stati fortunati.
Organizzano un altro tentativo per tirare fuori la Toyota color vinaccia di Adriano.
DP riceve una telefonata. Capiamo che è sua moglie piuttosto incazzata perché non sa dove sia finito.
Le dice che è colpa di due maricones italiani che avevano bisogno di aiuto.
Ci guardiamo con Adriano. Tutto ciò è meraviglioso.

Anche il terzo tentativo fallisce sul nascere e DP non intende rischiare di passare la notte lontano dalla moglie, in balia di due maricones e di un pinche perro. Lupo, un fottuto cane bianco bravissimo che tutto controlla senza mai perderti di vista.
Vai a fare la pipì… e lui ti segue da lontano facendo finta di nulla, rispettoso della tua privacy.
Lo ammiro, orgoglioso di condividere con lui questa avventura.
Torniamo domani ci dicono.
Almeno sanno dove siamo.

Guardo Adriano e vedo un po’ di “imbarazzo”, come se fosse colpa sua. Lui così esperto, finito infangato.
Io non la penso così, mi stupisco di non essere né arrabbiato per quella che potrebbe considerarsi una leggerezza (che non è), né per la situazione. Vivo quello che sta capitando e veramente questo  è contrario al mio carattere, che vuole tutto e subito. La soluzione immediata costi quel che costi.
Questa volta non sarà così, ci sarà ancora da aspettare, ma sono insieme a una persona di quelle con cui sin dalla prima chiacchierata entri in sintonia al 100%.

Accendiamo il fuoco, “cuciniamo” due sandwich e ci sediamo vicini.
Il fuoco (con un po’ di tequila nella gamella), scalda i pensieri e le anime.
E ce la raccontiamo.
Come due vecchi amici, saltiamo tutti i preamboli di chi si racconta la vita a 50 anni, saltiamo le cose sapute e risapute.
E mi racconta di quando suo padre ha chiesto di mettergli internet.
La settimana dopo lo chiama per andare a togliergli internet. Gli dice: «Adrià ce sta no stronzo che me scrive dall’America tutti i giorni più volte e che non me risponne mai».

Adriano inizia a ridere raccontandomi che suo padre, esperto radioamatore, di quelli che con il baracchino comunicavano con tutto il mondo prima dell’avvento di internet, si era iscritto a una mail list della CNN e riceveva così numerosi aggiornamenti quotidiani sulla sua casella di posta elettronica.

Da corretto radioamatore, sentiva suo preciso dovere rispondere a quelle decine di email giornaliere sino a che, esasperato, inizia a insultare quegli stronzi che non solo non smettono di mandare email con notizie da lui non richieste e delle quali «nun me ne frega un cazzo», ma soprattutto contravvengono al codice del radioamatore che prevede di rispondere ai contatti.
«Impossibile spiegare a mio padre che cosa è una mailing list, ti dico solo che leggendo le sue risposte mi son pisciato addosso dal ridere» mi dice Adriano.

Mio padre rispondeva precisamente a ciascuna notizia ricevuta…«ma che ne frega a me se Clinton è andato a Washington».. e così via, per ognuna, dico ognuna, delle notizie.
Adriano mi dice che ha contato circa un centinaio di risposte di suo padre.
Trattengo a stento le lacrime dal ridere.
E ce la raccontiamo ancora.

Guardiamo il tappeto di stelle, Lupo accucciato vicino alle tende, il fuoco che borbotta.
E chi l’avrebbe detto che avrei passato un giorno come questo?
Che cos’è? Che mi sta capitando?
Avventura?
Conoscenza?
So solo che è bellissimo.
E ce la raccontiamo ancora.

A volte in tre ore conosci meglio una persona che in 3 anni. E’ la magia delle situazioni imprevedibili, chiaro, ma è anche la magia di incontrare persone speciali. Che fortuna.

Adriano sa raccontare e ascolta e dai racconti di uno parte il racconto dell’altro. Di mio padre che ha passato gli ultimi anni della sua vita su una sedia a rotelle, che studiava con la stufa fra le gambe e faceva palle di giornale bagnate e poi pressate ed asciugate da utilizzare al posto del carbone. Di quando mio padre ormai anziano, e messi a posto i tre figli, ha finalmente avuto i mezzi per viaggiare ma la salute non lo ha assistito per godersi i viaggi che avrebbe voluto fare.
«Andrea, quelli in viaggi sono soldi sempre ben spesi» mi ha detto una volta.
Non l’ho mai dimenticato.

Ci sono frasi dei genitori o passioni che si ereditano che alla loro morte diventano una missione di vita o un ideale da perseguire.

La mia compagna ama la montagna. Ci andava con suo padre, scomparso troppo giovane per un male incurabile al cervello.

Ogni volta che lei va, porta un ricordo di quello che è stato, di quello che avrebbe potuto essere, di quello che non è stato. Tutto insieme.
Bon, è l’ora di andare in tenda.

Mi addormento facile, c’è Lupo fuori e credo che non ci sia anima viva qui intorno, forse qualche coyote. Ma c’è Lupo. E poi vorrei vederlo il coyote, il buffo Cane-Volpe frequenta questi luoghi ed è del tutto innocuo per l’uomo. Mi addormento nella natura, pensando alla natura.

Mi sveglio presto. Logico, sono andato a dormire presto.
Una nebbia sottile avvolge tutto.
Mi preoccupo. Come ci troveranno?
«E’ normale» dice Adriano «di questa stagione. In un paio d’ore si alza.»
Cammino fotografando questa natura fatta di arbusti, cactus e insetti.
Lupo mi segue.

Due ore dopo si alza l’alba e la luce è meravigliosa per qualche minuto.
Sto fotografando il rosa riflesso quando da lontano vedo un carrarmato, qualcosa di grosso.
Si avvicina. Non è solo, c’è anche un pickup.
E’ DP!

Ha chiamato l’esercito che ha in dotazione l’Hummer.
Come sempre aveva ragione Adriano.
In men che non si dica, legano una corda enorme al nostro fuoristrada color vinaccia e lo trascinano di peso fuori dai guai.

Io ho il mio da fare per trattenere Lupo e tento di tranquillizzarlo.
Tanto trambusto per poi finire così rapido.

E’ quasi uno shock. Saliamo in macchina e ci riavviamo.
E il nostro racconto termina qui.
Quando lo raccontiamo ad altri vedo che mai si potrà far capire quanto sia stato meraviglioso, ma vale sicuramente la pena di provarci.

 

Andrea  Izziotti

www.andreaizzotti.it

Bahia Magdalena, Febbraio 2017

Era da un pò di tempo che volevo scrivere un nuovo post, il tempo è spesso poco, ma ero assolutamente sicuro su cosa raccontarvi: la storia di uno dei piú riusciti esperimenti di ecoturismo del mondo.

Siamo nella Bassa California, posto in cui vivo e che amo, penisola della costa occidentale del Nord America divisa tra Messico e Stati Uniti. Qui i ricercatori hanno accertato la straordinaria riuscita del progetto del Parco Nazionale di Cabo Pulmo, a vent’anni dalla sua creazione.

La storia di Cabo Pulmo è esemplare per due degli aspetti indispensabili al successo ambientale di un parco nazionale: l’istituzione di tutele rigide e la collaborazione con le comunità locali. I dati sulla storia del Parco, raccolti dall’Istituto oceanografico Scripps dell’università di San Diego e pubblicati sulla rivista della Public Library of Science, dimostrano, senza ombra di dubbio, che è possibile recuperare anche le zone più degradate dal punto di vista ambientale.

E pensare che a metà degli anni Novanta, quando furono avviate le procedure per la creazione del Parco, furono proprio gli esperti a mettere in dubbio che ne valesse la pena.

Nel 1999 infatti, come riporta il ricercatore E. Ezcurra, c’erano soltanto pesci di piccole e medie dimensioni, ma adesso è pieno di specie diverse, compresi i grandi predatori e la barriera corallina è rinata. La zona, considerata tra le più danneggiate del Messico, è ritornata a livelli di conservazione simili a quelli delle aree in cui non c’è mai stata attività umana. Ma in questa impresa l’aiuto delle comunità locali è stato indispensabile. La riserva di Cabo Pulmo è molto vasta, 71 chilometri quadrati, e senza la collaborazione di chi vive nella zona non sarebbe stata possibile una sorveglianza efficace. Inoltre, al momento della creazione del Parco, furono proprio gli abitanti a richiedere  il divieto assoluto di pesca, perchè si erano resi conto che ormai nel loro mare non c’era più vita.

Tra i motivi degli ottimi risultati, vi è la protezione delle zone in cui si riproducono i grandi predatori. Questo è un aspetto importante che sottolinea una volta di più l’importanza della salvaguardia di tutte le specie animali per mantenere l’equilibrio. I ricercatori californiani ritengono infatti che la ricomparsa degli squali nella zona è il fattore determinante per la rinascita di tutte le specie della scogliera, sia animali che vegetali. Ma niente sarebbe accaduto se ex pescatori, istruttori sub, e la comunità intera non avessero creduto che avrebbero potuto guadagnare dal Parco quanto e più che dalla pesca. Tra i risultati dello studio c’è infatti anche la prova che il livello generale di benessere della zona è aumentato e che i benefici economici derivati dall’ecoturismo sono maggiori e più stabili dello sfruttamento intensivo per la pesca.

Ad oggi la biodiversità del Parco è aumentata di quasi il 500%, e l’esperimento ecologico ha creato ricchezza, ricevendo visitatori da tutto il mondo. I turisti visitano Cabo Pulmo per la bellezza e la straordinaria ricchezza della vita marina che sott’acqua ti avvolge come per magia.. E quando esci dall’acqua e vedi il sole intenso che ti illumina, ti viene da pensare che non tutto è perduto… e che forse ce la possiamo fare a proteggere, risanare e valorizzare una parte del mondo in cui viviamo.

Adriano Ceccarelli
Adriano Ceccarelli

“Vivo in Bassa California, accendo il mio Toyota ed insieme ai miei cani, cerco paradisi nascosti”

Adriano Ceccarelli , vive a La Paz in Bassa California Sur, ha fondato Timeless Baja una compagnia di viaggi in avventura attiva su tutto il territorio della Baja California Peninsula

“Il soffio”  di Paolo Gardini

Aprire le portiere della nostra Jeep e fiondarsi tra le piante spinose sulle lunghe carretere solitarie della Bassa California , dopo tre anni di astinenza. Un’astinenza che rende ancora più intensi i nostri passi fra queste lande. Passi a piedi e chilometri col nostro fuoristrada, verso mete e incroci. Entronque è un luogo topico, significa incrocio ma è un incontro non solo di strade, tanti diversi Entronques hanno segnato i nostri pellegrinaggi messicani. Quello sulla strada fra Ciudad Insurgentes e Loreto è abitato dal piccolo Tadeo e dalla sua famiglia, che ci ha proposto ottime quesadillas coi fagioli.

Quindi, finalmente, la lunga strada sterrata fra i monti, in direzione di una delle tante Baie sul Mar de Cortez. 41 chilometri di sassi, buche e piccoli guadi. L’asfalto è l’illusione di pochi chilometri, poi basta.

Alla fine siamo arrivati alla nostra meta: un piccolissimo villaggio di pescatori, e com’era già scritto, Josè era sulla spiaggia che ci aspettava. Sì, doveva solo cercare il carburante per la sua barca, ma poteva portarci all’Isla Catalina. Così ci siamo guardati e subito intesi: la spiaggia era grande e bella, sarebbe stata lei la nostra camera per la notte. Montate le tende ci siamo finalmente immersi nel Mar de Cortès insieme ai tanti pellicani che indisturbati pescavano. E poi via, verso le poche casupole.

Una misera casetta in cartone blu si proponeva come ristorante. Unici clienti i cinque italiani. Mentre la famiglia preparava il pesce ci siamo diretti verso la casa a fianco, dalla quale provenivano musica e canti. Si trattava di un “templo” di una confessione evangelica. Cantante, chitarra e pianola, senza che nessuno dei tre sembrasse un pastore, a meno che la maglietta rossa non fosse un paramento sacro. Donne, uomini e bimbi, uniti da canti e movimenti sincroni, ripetuti insieme chissà quante volte. “Grazie Signore per il mare, grazie Signore per il pesce nel mare”. Ondeggianti insieme, battendo le mani, alzando ora un braccio, ora tutti e due. (…)

Trasferiti al “ristorante” vediamo che la tavola è apparecchiata sulla terrazza dove normalmente dormono due persone: semplici brande in legno sotto alle stelle. Il pesce è ottimo, come le salsine e le birre. Sull’albero di fronte a noi un pavone.

Tornati alla nostra spiaggia non ci restava che dormire, non prima di un saluto al mare. Durante la notte canti di grilli e di uccelli e una sottile pioggerellina che metteva in discussione il programma per l’indomani. Guai demordere: al risveglio pioveva ancora ma il mare era calmissimo. E un’alba meravigliosa annunciava una grande giornata. Cielo e mare incandescenti, solcati da gabbiani e pellicani già all’opera. Arancione: questo lo spettacolo tutto per noi e per José, puntuale a calare la sua Elizabeth nelle acque del Mar de Cortès.

La Isla Marziàl era vicina, abitata da leoni marini. Più in là i delfini giocavano noncuranti di noi. E poi Catalàna, quella che oggi è chiamata Isla Catalina. Sapevamo cosa avremmo incontrato ma non potevamo sospettare un’emozione così grande. Decine, centinaia, migliaia di enormi Ferocactus diguetii a sorvegliare e preservare il silenzio dell’isola. Vere sentinelle, totem di un rito ancestrale. Dorati. È stato automatico correre loro incontro, passare da uno all’altro, abbracciarli, baciarli. Una cresta, una valletta, un costone: cardònes e biznagas amarillas a perdita d’occhio.

Bassa California Speciale Cactus e Balene

E poi il soffio. Deciso, senza equivoci. Il crotalo. Un serpente a sonagli senza sonagli: questo è il Crotalus catalinensis, che per avvisare della propria presenza soffia come i gatti. Solo qui vive, prima combattuto dai pescatori, ora finalmente protetto. Si nutre di roditori e volatili ma il suo morso è letale anche per noi. Non uno, tre crotali. Tre bellissimi esseri perfettamente mimetizzati con le pietre circostanti. Le gambe tremavano ma il dito era fermo sul pulsante della Nikon.

Piante e animali meritano rispetto, così dopo aver ammirato entrambi c’è parso naturale tornare alla spiaggia e chiamare José che si era fermato a pescare.

Viaggio Bassa California

Abbiamo riposto le tende bagnate, prima di affrontare di nuovo la lunghissima strada sterrata. E poi Loreto, quella che un tempo era la capitale della California, tutta la California. Palme, gringos in vacanza, alcuni ristoranti. Sembra incredibile che a così pochi chilometri da quel paradiso si possa trovare un mondo così diverso.

Ed eccomi qui: dopo una margarita, due birre e del buon pesce alla veracruzana, a digitare sul mio smartphone mentre gli altri già dormono.

Col soffio del crotalo nelle orecchie, col soffio di quest’aria tropicale fuori dalla camera, col soffio di chissà quali altre esperienze lì, dietro l’angolo.

 

Paolo Gardini architetto,

Nato in Alto Adige, vive a Trento, dove lavora all’urbanistica del Comune, e’ stato definito dalla stampa locale. “L’uomo che sussurra ai cactus”. Oltre alla passione per i viaggi e la natura, Paolo ama scrivere blog di viaggio.


Timeless Baja  e’ una compagnia di viaggi in avventura attiva su tutto il territorio della Bassa California , collabora con biologi e esperti naturalistici per viaggi specializzati nell’esplorazione di habitat di piante endemiche .

Fin dalla mia adolescenza la musica è sempre stata qualcosa di cui avevo bisogno, una compagna che ha accompagnato tanti momenti da quelli belli a quelli tristissimi, e spesso è stata la colonna sonora di viaggi e momenti indimenticabili, anche qui in Bassa California.

Non sono un intenditore profondo ma nella mia vita ho ascoltato di tutto, amando dai piu semplici cantautori Italiani (Baglioni, etc) alle più ardite espressioni della musica Italiana (Area, Demetrio Stratos),  per poi passare dai Beatles ai Pink Floyd  (“Atom Eart Mother” rimane per me un capolavoro assoluto),  per finire poi alle frontiere del Latin Jazz ( Irakere su tutti), al popolare cubano al Brasile di Caetano Veloso e Marisa Monte e mille altri… insomma la musica e’ sempre stata intorno a me e lo sara’ per sempre…

I momenti piu’ epici sono poi durante i viaggi, tra deserti africani e le montagne della Turchia dove prima lo scomodissimo (specialmente in moto!) CD Player e poi il favoloso Ipod hanno accompagnato i miei momenti di fuga e tutte quelle  immagini che vedevo arrivare ai miei occhi.

Ma cosa centra con la Bassa California?

Queste righe le voglio dedicare ad un incontro tra i più strani e difficili tra un posto solare come questo e la musica nata in un posto dove il sole ne arriva proprio poco…

Bassa California ed i Sigur Ros!!!

Sigur Ros
Sigur Ros

Wikipedia Sigur Ros

Lascio alle vostre ricerche chi siano questi ragazzi venuti dal Nord , Io qui nel caldo del Messico ho vissuto questi primi due anni facendomi accompagnare dalle loro melodie, dai loro testi incomprensibili, che ormai fanno parte di me, anche se mai saprò il loro vero significato, vivo bellissime sensazioni seduto sulla spiaggia vedendo il mare pieno di vita ascoltando “Ekki Múkk (Valtari  – 2015) “,

come provo una sensazione di felicita’ viaggiando ed ascoltando “Hoppipolla (Takk – 2005)”  qui straordinariamente usato per un meraviglioso video della BBC Planet, mentre l’immensa Bassa California scorre di fronte a me .

Delle volte saluto un tramonto ascoltando “Olsen Olsen  ( Ágætis byrjun – 1999)”  qui eseguito durante un concerto libero  davanti a tanti abitanti dell’Islanda in quel momento isolati per la famosa eruzione vulcanica,

ma non potro’ mai dimenticare l’emozione del mio primo incontro con le balene  ascoltando “Svefn-g-englar ( Ágætis byrjun – 1999)” che sembrava essere composto tenendo in mente il movimento di quei meravigliosi mammiferi nel mare.

Ho voluta parlare di musica, e ringraziare questi ragazzi, per le grandi emozioni che mi regalano, in un posto cosi’ lontano  con orizzonti cosi’ diversi.

 

 

Adriano Ceccarelli
Adriano Ceccarelli

“Vivo in Bassa California, accendo il mio Toyota ed insieme ai miei cani, cerco paradisi nascosti”

Adriano Ceccarelli , vive a La Paz in Bassa California Sur, ha fondato Timeless Baja una compagnia di viaggi in avventura attiva su tutto il territorio della Baja California Peninsula

Diari di viaggio in bassa California

Era il 2005. Circa 11 anni fa.. Mamma mia come passa il tempo…un pomeriggio di Maggio, stesi  su un divano, io e un paio di amici pianificavamo come passare l’estate.

Tra le diverse opzioni, anche quelle che amavamo di piu’: un viaggio in motocicletta e spazi infiniti…

Ho sempre odiato viaggiare in aereo, non per paura, ma per i tempi morti: check-in, connessioni di voli, gate di sicurezza, insomma, tempo buttato. Quindi non avevo nessuna voglia  di prenotare un volo, per di piu’ intercontinentale.. neanche a parlarne.  Mi sarebbe bastato il rumore della mia amata Transalp per sentirmi libero e l’emozione del vento in faccia, tanto cara ai motociclisti, avrebbe fatto il resto.

I giorni passavano e ancora non avevamo preso alcuna decisione , quando, una sera rientrando a casa, trovai insieme all’Espresso  l’inserto “Espresso viaggi” con un titolo invitante “l’isola dell’avventura”.

viaggio bassa california

Fu un colpo di fulmine… iniziai a prendere informazioni su questo posto lontano e cosi’ poco conosciuto, e piano piano la voglia di scoprirlo ebbe la meglio sulla noia del volo e le complicazioni annesse. Si partiva!

L’arrivo avvenne di sera e le temperature dell’estate furono uno schiaffo sul viso, ma quell’odore acre e selvaggio entrò in me radicandosi profondamente  nella mia anima. Affittato i il fuoristrada, iniziammo a macinare chilometri, incuranti di tutto il calore intorno. I miei occhi erano pieni del blu profondo dello spazio  infinito, del  giallo pieno della luce…fu un amore a prima vista che ancora arde nei miei occhi.

Fu un viaggio bellissimo e pieno di emozioni ma, tra gli avvenimenti  di quei 2000 km nella polvere bisogna assolutamente parlare di due incontri epici, avvenuti  quando arrivammo al nord,  a circa 1000 km da la Paz.

Una delle caratteristiche piu’ interessanti  della Bassa California e’ che si incontrano personaggi strani, a metà tra il rifugiato ed il perso nel tempo.

Il primo incontro, in ordine di tempo, fu un tipo che vedemmo agitarsi  nella polvere e nel calore del deserto.

Fui sorpreso da qualla visione, sembrava  veramente in difficolta , io a quel tempo avevo gia’ una sufficiente esperienza in off road che mi permetteva di valutare cosa potevo fare e cosa non potevo fare con un mezzo e quale accorgimenti dovevo prendere in caso di un viaggio come quello,  a differenza di Lui che non era solo impreparato, era completamente  fuori dal mondo… comunque, vidi il tipo agitarsi all’orizzonte, finalmente felice di aver visto qualcuno, quindi mi avvicinai con la mia Jeep Patriot…

Vedemmo una scena da ridere ma anche preoccupante… famiglia di due coniugi con tre figli di cui il piu’ grande era adolescente. Il padre  mi chiede in uno stentato “Italospagnolo” dove poteva trovare benzina.

Avevo il GPS che segnava che ci trovavamo a circa 30 km dalla costa, dove era la nostra destinazione. Forse li avrebbe potuto trovare  benzina, ma gli chiesi anche da dove veniva con quella utilitaria… mi rispose candidamente: “ San Jose California!”

La storia che poi mi racconto’ era questa:  viveva a New York, famiglia a Barcellona (Spagna). Aveva acquistato un biglietto scontatissimo per San Jose (Costa Rica), quindi aveva riunito tutti a New York e si era presentato al Gate pensando di andare in Costa Rica, ma il biglietto invece  era per il Nord della California (San Jose), per questo era in “offerta” !

Quindi, tralasciando il racconto del quasi divorzio, erano arrivati al Nord della California, ma avendo in valigia solo costumi , avevano pensato bene di andare a Sud con una utilitaria familiare, solo che poi l’asfalto era finito e si erano ritrovati nel mezzo del deserto, a sud di San Felipe, in Bassa California.

La sera a cena, risolto tutto, sorridevamo  insieme  dell’accaduto (la moglie meno, era ancora arrabbiata!) e gli consigliai di continuare il viaggio, tenendo sempre tanta acqua a bordo e di non sottovalutare il deserto della  la Bassa California .

Un altro incontro sorprendente avvenne il giorno seguente. Arrivammo nel mitico Coco Corner! Che fosse mitico l’ho scoperto solo dopo..

Immaginatevi un incrocio di strade al centro del deserto profondo della Bassa California, un posto dove la polvere copre tutto, eppure pieno  di colori.. ero capitato per caso nel posto piu’ incredibile della Bassa California!

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Tutto fa colore a Coco Corner:  bottiglie vuote, carta di caramelle, vecchi indumenti, mutande femminili (poi vi spiego), lattine di birra e tutto quello che si può utilizzare per riempire ogni centimetro di spazio. Coco Corner e’ un assemblaggio casuale di camion ed elettrodomestici  rotti, mescolati con una strana alchimia di colori fatti di metallo e di pezzi plastica vecchi, ma, nonostante tutto questo, il posto non assume l’aspetto di una dimora fatiscente nella polvere.

Questo non e’ un posto catalogabile… questo e’ Coco’s Corner.

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Lui era li’ sulla sua strana sedia a rotelle, con il viso provato di chi ha visto tante cose e di chi ha incrociato tanti occhi.  Era li’, tranquillo, nel mezzo del nulla e al centro del suo strano impero.

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Ci invito’ a bere qualcosa. Ci sedemmo e ci chiedemmo  increduli  come un uomo di quasi 80 anni, disabile oramai a tutte e due le gambe, potesse sopravvivere in quel posto sperduto,  con quel sorriso che vedevo.  Ma lui continuava a chiederci interessato, come se non l’avesse mai fatto, da dove venivamo e dove andavamo.

Il centro di tutto lo spazio intorno a noi,  era questa zona coperta dove c’era un tavolo ricavato da un vecchio porta cavi elettrici  gigante e dove dal soffitto scendevano penzolanti una cascata di tessuti dai colori piu’ strani. Erano la grande collezione di Coco: intimo femminile! Gradiva questo regalo da tutte le viaggiatrici, turiste che capitavano li’ e mostrava con simpatico orgoglio questa strana collezione.

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Poi ci fu la cerimonia della firma del libro degli ospiti, rito sacrale per Coco. Piu’ di 200.000 firme di viandanti  e viaggiatori, una sorta di anagrafe di chi e’ passato in Bassa California negli ultimi anni del secolo..

Ero incantato da tanto coraggio e da tanta determinazione, dalla poesia del suo parlare con i Coyote, dalla sua semplicità nell’affrontare quella terra difficile, all’inizio con una gamba sola, poi senza entrambe, e con problemi di salute importanti (11 volte in coma diabetico).  Però lui rimaneva li’, scrutando l’orizzonte, nel tempo che passava.

Più volte, nei momenti che hanno preceduto il mio ritorno in Bassa California, magari a Roma nel traffico o in fila in autostrada, mi sono chiesto chi di noi due avesse ragione, chi di noi due stava perdendo tempo prezioso della sua vita.

Oggi vivo in Bassa California e la prossima settimana andrò a Nord per un nuovo progetto di tour.  Spero tanto di incontrare di nuovo questo “amico” che non vedo da 11 anni e di trovarlo bene. Voglio perdermi in quella atmosfera fatta di sole e solitudine e ringraziare Coco per aver consolidato in me, in quei momenti, il gusto profondo dell’avventura in questa terra meravigliosa.

Adriano Ceccarelli
Adriano Ceccarelli

“Vivo in Bassa California, accendo il mio Toyota ed insieme ai miei cani, cerco paradisi nascosti”

Adriano Ceccarelli , vive a La Paz in Bassa California Sur, ha fondato Timeless Baja una compagnia di viaggi in avventura attiva su tutto il territorio della Baja California Peninsula

Piu’ volte nei viaggi fuori dall’Europa, prima in motocicletta poi con la mia fidata Toyota in fuoristrada, mi chiedevo  quale fosse la vera emozione dell’avventura.

I libri letti, gli articoli sul web e le mille ricerche fatte sui pionieri (sia antichi che moderni) nell’africa sahariana, mi relegavano di certo più ad un ruolo da turista avventuroso piuttosto che a un curioso esploratore, nonostante la voglia di avventura mi avesse accompagnato fin da bambino, dalla lettura del primo ed amato «Manuale delle Giovani Marmotte».

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Il viaggio ha sempre significato per me un momento intenso, sia di ricerca interiore che esteriore. Dai primi viaggi in treno nelle cittá europee, fino alle sabbie del Sahara Tunisino con le varie motociclette possedute e poi col fuoristrada, che ha facilitato molto i miei viaggi nel resto del mondo.

Ogni mio viaggio inizia con l’idea di farlo, studiando e pianificando più cose possibili. Essendo un buon conoscitore del WEB, di Google Earth, del GPS ed altri stumenti, mi sono trovato spesso a chiedermi se studiare il percorso così minuziosamente, non togliesse qualcosa di magico e di inaspettato a quei momenti che una volta venivano scoperti con meraviglia, senza alcun anticipo.

Certo sapevo che viaggiando spesso in solitaria e facendo percorsi fuori da quelli ordinari, non mi sarei potuto permettere troppi errori, e il lavoro preliminare serviva a scegliere posti e strade migliori, tuttavia il dubbio sulla sorpresa rimaneva.

Poi qui in Bassa California ho acquistato l’ebook di Anna Maspero «A come Avventura» e mi sono trovato d’accordo sul suo punto di vista:

“Oggi l’avventura ha perso molta della sua capacità evocativa, perché in un mondo interamente percorso, misurato, descritto e fotografato, la scoperta è diventata necessariamente una ri-scoperta e il conoscere un ri-conoscere”. 

http://www.polariseditore.it/prodotto/a-come-avventura-ebook/

Com’è vero! Oggi viaggiare comporta uno studio del territorio e delle sue possibilità di fruizione, tanto piú che il tempo a disposizione è sempre limitato e lo si aspetta a lungo durante tutto l’anno. Inoltre è vero che il WEB mette a disposizione molti dati, però poi c’è l’impatto  con la realtá, i colori, i profumi..

In Europa ho viaggiato molto ed ho usufruito di Tour Operator solo quando non potevo farne a meno (come nel caso del Deserto del Sahara), quindi preparando accuratamente i miei percorsi, il viaggio iniziava mesi prima e lo studio faceva parte dei suoi orizzonti.

Sia in Turchia che nei Balcani, piú volte mi sono sorpreso a ri-scoprire con emozione le tracce che avevo studiato, i Waypoint che avevo scelto sulle mappe, riconoscendone i tratti scovati mesi prima nelle sere piovose, soddisfatto del tempo che gli avevo dedicato. Anche questa fa parte delle emozioni del viaggio.

Oggi in Bassa California tutto questo apprendimento si è trasformato in lavoro.

Questo è un territorio solo in parte esplorato ed è fruibile solo in minima parte dal turismo non organizzato, in Bassa California solo una piccola quantità delle strade è asfaltata, la ricezione cellulare è minima e riservata solo ai pochi nuclei abitati (basta considerare che è lunga circa come l’Italia e a sud di Tijuana conta solamente 600.000 abitanti, come il mio quartiere a Roma!).   Per viaggiare in Bassa California bisogna inoltre fare i conti con le variazioni che il territorio subisce frequentemente in funzione degli agenti atmosferici e delle precipitazioni che qui sono poche ma violente, ed è proprio per questo motivo che la gran parte dei posti piú belli è riservata ai pochi avventurieri che non temono le strade polverose e il deserto inabitato. Per tutti questi motivi ogni viaggio, anche il piú breve, ha il gusto dell’avventura.

La Poza

Già la sola Carrettera 1 (MX1, la strada federale che percorre tutta la Bassa California) offre svariate emozioni a percorrerla. La sterminata lingua grigia, i panorami che offre ai suoi lati, i Cactus centenari ed i colori del deserto che variano continuamente, regalano al semplice viaggio su asfalto la sua meraviglia.

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Certo, sia per i costi che per le possibilità che offre il territorio, venire fin quaggiù per percorrere soltanto l’asfalto non è proprio allettante.  Si rischia di non conoscere la Bassa California piú vera, quella che mi ha fatto innamorare nel 2005, data del mio primo viaggio qui.

Quella è più nascosta, fatta da spiagge bianche e mare cristallino, da baie deserte piene di vita animale, acquatica e terrestre, dal deserto e i suoi colori pastello, da piante che si trovano solamente qui e che sopravvivono in un clima estremo, fatto di vento e calore.

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Questa Baja California è sicuramente meno semplice da vivere. Servono esperienza, supporto e un equipaggiamento che difficilmente il turista può trovare e portare con sé per un viaggio, sia pure lungo. Questa parte di territorio può diventare pericolosa in caso di problemi all’auto o di difficoltà tecniche. Più volte sui social si leggono post preoccupati su persone in viaggio che non entrano in contatto con nessuno per diversi giorni.

Ma il bello della Bassa California è proprio questo. Pur trovandosi a pochi km dal paese piu’ industrializzato del mondo,  mantiene intatta la sua natura selvaggia, negli Stati Uniti qualcuno la chiama ” l’Ultima Frontiera “,  io per quanto mi riguarda, la vivo in questo modo e nonostante il tempo passi, mi continuo ad emozionare osservando la sua bellezza.

Adriano Ceccarelli
Adriano Ceccarelli

“Vivo in Bassa California, accendo il mio Toyota ed insieme ai miei cani, cerco paradisi nascosti”

 

Adriano Ceccarelli , vive a La Paz in Bassa California Sur, ha fondato Timeless Baja una compagnia di viaggi in avventura attiva su tutto il territorio della Baja California Peninsula